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Sinistro stradale mortale: quando si tratta di omicidio colposo?

In caso di incidente stradale mortale, il responsabile dell’accaduto risponde di omicidio stradale. Si tratta di un delitto colposo, in virtù del quale si presuppone che l’evento della morte avvenga come conseguenza di un’imprudenza, negligenza o imperizia e per la violazione delle norme che disciplinano la circolazione stradale. Lo studio Scarpellini è specializzato in risarcimenti per incidenti stradali mortali.

L’omicidio stradale è una fattispecie delittuosa autonoma rispetto al reato di omicidio colposo (Cass. Pen., Sez. IV, 14 giugno 2017, n. 29721), introdotta dalla legge n. 41 del 23 marzo 2016, insieme alle lesioni personali stradali, puniti entrambi a titolo di colpa.

Cosa si intende per omicidio stradale

Secondo l’art.589-bis del Codice penale: “Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da 2 a 7 anni.

La pena è più elevata qualora la condotta del conducente rientri nelle ipotesi gravi previste dal legislatore. Può, infatti, arrivare da 5 a 10 anni nei casi di guida in stato di ebbrezza (tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l) o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti psicotrope; se si procede in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, o su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita; se si attraversa un’intersezione con il semaforo disposto al rosso o circolando contromano; se l’incidente avviene a seguito di una manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o di sorpasso di un altro mezzo in su un attraversamento pedonale o di linea continua.

Una pena ancora più grave, da 8 a 12 anni, è prevista in caso di guida in stato ebbrezza grave (tasso oltre 1,5 g/l) e per gli autisti professionisti che trasportano persone o cose in stato di ebbrezza media (oltre 0,8 g/l) o in stato di alterazione da sostanze stupefacenti, in quanto per loro è vietato bere anche una quantità minima di alcool durante la guida.

Nelle ipotesi precedenti la pena è aumentata se il fatto è commesso da persona non munita di patente di guida o con patente sospesa o revocata, e nel caso in cui il veicolo sia sprovvisto di assicurazione obbligatoria.

Se il conducente si dà alla fuga dopo l’incidente, la pena comminata sarà aumentata da un terzo a due terzi e non potrà essere inferiore a 5 anni di reclusione (art. 589 ter c.p.).

Omicidio stradale: quando si parla di omicidio colposo?

Nel caso di omicidio stradale, la responsabilità penale del conducente si configura se il fatto si è verificato senza l’intenzione di commetterlo, viceversa si rientra nella fattispecie dell’omicidio tout court.

Siamo quindi di fronte ad omicidio stradale tutte le volte in cui la morte di una persona sia causata dal mancato rispetto delle norme del Codice della strada, anche di quelle che impongono solamente di agire con cautela.

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione (Cass. sent. n. 32277 del 27 agosto 2021), si parla di omicidio colposo quando non si modera la velocità in curva (soprattutto di notte) o non si tiene la destra. Un’altra sentenza della Suprema Corte (Cass. sent. n. 7094 del 24 febbraio 2021) ha affermato, inoltre, che risponde di omicidio stradale anche il conducente che, pur rispettando i limiti di velocità, investe un pedone che attraversava la strada al di fuori delle apposite strisce. Ciò perché il Codice della strada impone al conducente di regolare la velocità del veicolo in modo che si eviti ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose ed ogni altra causa di disordine per la circolazione (art. 141 Codice della strada).

Nesso di causalità tra decesso e violazione del codice della strada

L’individuazione del nesso di causalità tra la condotta e l’evento è indispensabile al fine della corretta attribuzione del reato. In pratica, il conducente deve aver trasgredito una norma di comportamento che ha costituito il motivo scaturente l’incidente stradale e dunque la morte della vittima.

Secondo il Codice penale vige, infatti, il principio di personalità della responsabilità penale per cui “nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l’esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione” (articolo 40 Codice penale). Tale principio è affermato anche dall’articolo 27 della Costituzione italiana secondo il quale: La responsabilità penale è personale”.

Omicidio stradale plurimo: aggravio della pena

Se il conducente cagiona la morte di più persone, o la morte di una o più persone e lesioni a una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo. La pena non può però superare i diciotto anni.

Omicidio stradale: conseguenze sulla patente

La patente di guida è sempre revocata quando le violazioni sono commesse da conducenti di autobus o di veicolo destinato a trasporto merci (con massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate). Per queste categorie c’è, come abbiamo visto, l’obbligo di avere un tasso alcolemico pari a zero. La revoca della patente viene inoltre disposta quando il conducente ha tasso alcolemico superiore a 1,5 g/litro o è sotto l’effetto di droghe e stupefacenti.

In caso di guida in stato di ebbrezza chi provoca un sinistro stradale può restare senza patente di guida per un periodo di 3 anni (o più). La circolare del Ministero dei Trasporti n. 938/2016 ha stabilito che tale periodo decorre dalla data del passaggio in giudicato della sentenza o decreto penale di condanna e non dall’accertamento del reato.

La Corte costituzionale nella sentenza 88/2019 (massima n. 42548) ha affermato, inoltre, che nei casi in cui non si riscontrino le aggravanti dello stato ebbrezza o di alterazione psico-fisica da assunzione di stupefacenti, il giudice nella sentenza di condanna può valutare, caso per caso, se applicare, in alternativa alla revoca la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida.

Omicidio stradale: risarcimento per gli eredi

I prossimi congiunti di una vittima di omicidio stradale hanno diritto ad ottenere il risarcimento per i danni subiti. Bisogna innanzitutto chiarire un concetto generale: il risarcimento non corrisponde ad una divisione tra i parenti di una somma astrattamente corrispondente al “valore” della vita della vittima, ma ad una moltiplicazione dei risarcimenti per quanti sono i parenti, anche se non sono eredi. Ciascuno di loro ha diritto a ricevere il ristoro del proprio dolore per la perdita subita senza che venga intaccato quello di un altro congiunto.

Il risarcimento comprende sia il danno non patrimoniale (danno morale, danno alla salute etc.) sia il danno patrimoniale (spese funerarie e perdita delle utilità economiche che il defunto destinava alla famiglia). Per la quantificazione del risarcimento del danno morale ci si rifà alle tabelle adottate dal Tribunale di Roma, secondo quanto stabilito dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 26300 del 29/09/2021, confermata dalla successiva sentenza n. 33005 del 10/11/2021.

Per le tabelle di Roma la liquidazione del danno da perdita parentale si calcola sulla base di un sistema a punti determinato dalla relazione del parente con il deceduto, dall’età della vittima, dall’età del congiunto e dalla condizione di convivenza e composizione del nucleo familiare.

Omicidio stradale: il ruolo dell’avvocato

Gli avvocati esperti in infortunistica sono in prima linea nel dare risposte esaurienti ai propri clienti che si trovano coinvolti in un omicidio stradale mortale. È indispensabile farsi assistere fin dalle prime fasi da un legale con esperienza, in grado di offrire consulenza per decidere le migliori scelte processuali da compiere in relazione ai casi concreti, e assistenza in sede processuale.

Nel caso di un omicidio stradale, gli eredi e i prossimi congiunti possono dichiararsi parte civile all’interno del processo per essere risarciti e possono costituirsi all’udienza preliminare, durante la prima udienza dibattimentale o prima dell’udienza. Ciò deve avvenire in forma scritta, secondo un atto che dovrà essere depositato in udienza (se si sceglierà di costituirsi direttamente in udienza) o presso la cancelleria del giudice prima dell’inizio del processo e notificato attraverso l’ufficiale giudiziario a tutte le parti processuali. Sono aspetti tecnici che rendono indispensabile il ricorso ad un legale esperto.

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