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Studio Legale Scarpellini

Amputazione da incidente stradale e risarcimenti danni

Purtroppo è una pratica medica necessaria e piuttosto comune quella di amputare uno o più arti a seguito di un incidente stradale, il più delle volte di natura mortale, per salvare la vita della vittima.

Appare ovvio come, benché vivo, il soggetto offeso non possa non risentire negativamente dell’amputazione: la sua vita è destinata a cambiare radicalmente, sia sotto il profilo professionale che sotto quello meramente personale.

Le implicazioni possono essere infinite, dallo scenario in cui senza un arto non è possibile continuare a svolgere il proprio lavoro ad una possibile crisi della persona per l’abbassamento drastico della qualità della vita, fino all’impossibilità di far fronte a doveri coniugali o, comunque, relazionali.

In questa guida descriveremo nel dettaglio cos’è e come funziona un’amputazione da incidente stradale e in che modo lo Stato riconosce le percentuali per il risarcimento dei danni.

Cos’è l’amputazione?

L’amputazione è la separazione indotta di una specifica parte del corpo (solitamente un arto) a seguito di un intervento chirurgico.

Ma non solo: viene definita amputazione anche il caso in cui, a seguito di un trauma fisico, un arto si stacca dal resto del corpo.

Le amputazioni, nella maggior parte dei casi, avvengono in modo imprevisto ed a causa di incidenti stradali tra veicoli o investimenti. Ovviamente, molte vengono applicate a seguito di infortuni sul lavoro o di complicazioni di particolari malattie, come ad esempio il diabete.

L’amputazione da trauma

Questa tipologia si verifica quando uno specifico arto è totalmente o parzialmente reciso dal resto del corpo a causa di un trauma fisico: in parecchi casi per un sinistro di natura stradale.

Purtroppo, un dato triste che va considerato è quello di un numero elevato di amputazioni di natura traumatica e che riguardano qualsiasi zona del corpo.

Le più comuni, comunque, restano quelle degli arti superiori, includendo dita, mani, polsi, braccia, scapole e avambracci.
Ci sono due tipi di amputazioni:

  • Incomplete, dove l’arto rimane connesso al resto del corpo tramite alcuni tessuti molli;
  • Complete, concernente l’assenza di muscoli, legamenti e tessuti.

I medici che svolgono un lavoro di amputazione a seguito di un trauma, poi, devono attenzionare con molta cura il paziente perché potrebbero subentrare, dopo l’intervento, complicazioni gravi come lo shock, il sanguinamento e, soprattutto, l’infezione.

Che succede se l’arto non è totalmente compromesso, invece?
I casi in questione, purtroppo, sono parecchio rari.
Ma esiste la possibilità di ricongiungerlo.

Tuttavia, è l’entità del danno al corpo a definirne la piena riuscita, nonché il tempo necessario per ricevere delle cure mediche adeguate.

Infatti, pur con un ricongiungimento, possono sorgere problemi ai nervi o alla circolazione in un periodo a lungo termine.

L’amputazione chirurgica

In questo caso, la rimozione è effettuata da parte di un chirurgo ed è successiva rispetto all’evento infortunistico.

Succede che, a volte, il medico ritenga necessaria la rimozione dell’arto perché esso si presenta parzialmente reciso e non appare conveniente o possibile ricongiungerlo al resto del corpo, in quanto troppo danneggiato.

In questo caso, a seguito dell’amputazione, saranno certamente prescritti antibiotici e cure precauzionali per evitare le infezioni.

Solitamente l’amputazione chirurgica viene svolta per salvare la vita del paziente, in molti casi per una possibile necrosi dei tessuti, ma anche per coaguli sanguigni, ematomi, ferite gravi e deformità.

Cause e conseguenze

Le cause della perdita di uno o più arti possono essere, lo abbiamo accennato prima, molte.

Citando brevemente quelle di altra natura, come le malattie vascolari, in questa guida approfondiremo i traumi.

Essi sono la causa del 45% delle amputazioni annuali.

Alcune vengono prese per tempo e completate in modo sicuro dai chirurghi, altre lo fanno spontaneamente a seguito di un incidente stradale.

In quest’ultimo caso gli arti vanno in cancrena, ossia una tipologia di necrosi di natura tissutale provocata, di solito, da uno scarso apporto di sangue nella parte interessata.

È chiaro come sia semplice configurare uno scenario di carente apporto sanguigno in un’ipotesi dove l’arto è stato schiacciato o si è relativamente strappato dal resto del corpo.

Se non si procedesse all’amputazione, si rischierebbero pericoli estremamente gravi come congelamento, infezione o necrosi totale dei tessuti.

Le conseguenze per coloro che subiscono un’amputazione sono, spesso, gravi e comportano complicazioni a lungo termine.

Quella più evidente e drammatica è la perdita della mobilità e delle funzionalità motorie che si possedevano prima della rimozione dell’arto.

Inoltre, le implicazioni in questo genere di situazione sono diverse, includendo danni permanenti ai nervi, ma anche dolori cronici o difficoltà ad adattarsi a seguito dell’installazione di un arto protesico.

Ancora, risultato significativo è la condanna a trattamenti medici per il resto della vita dell’amputato.

Infatti, il post-operatorio è decisamente più complesso dell’operazione stessa, perché richiede un approccio con il paziente che include cicli di riabilitazione, supporto psicologico, cure protesiche, fisioterapia e, in alcuni casi, anche ulteriori interventi chirurgici.

Sull’aspetto psicologico pesa come un macigno la questione dell’invalidità permanente.

A prescindere, infatti, dalla parte del corpo recisa, la capacità reddituale o, ancor di più, quella di vivere una vita quotidiana normale, saranno compromesse per sempre.

L’amputato dovrà cambiare le sue abitudini nel mangiare, nel lavarsi, nel bere, nel digitare su una tastiera, nel trasportare un oggetto e così via.

Nello scenario in cui l’arto perso sia un braccio, egli dovrà imparare ex novo a svolgere tutte le attività quotidiane.

Per l’amputazione di una gamba, invece, dovrà re-imparare a tenersi in equilibrio in piedi, camminare con le stampelle o grazie ad una protesi.

Discorso ancora più tragico in caso di perdita di più arti, perché risulterebbe necessario, quasi sempre, modificare la propria abitazione per rendere la vita maggiormente gestibile.

In alternativa, bisognerebbe assumere un assistente domiciliare che si dedichi a tempo pieno all’amputato.

Altre conseguenze riguardano possibili dolori fantasma agli arti mancanti.

Una sofferenza che, in realtà, è del tutto reale per l’amputato.

Nel dettaglio, questa sensazione raggiunge il cervello ed il midollo spinale, con implicazioni pesantissime per la persona.

Questo genere di dolore può andare via nel tempo come permanere per sempre, ma si può trattare con dei farmaci e delle terapie particolari, come la stimolazione nervosa o la più celebre agopuntura.

Messa da parte la più importante e significativa sfera sanitaria ed emotiva del soggetto, non si può non parlare della questione economica:

  • Spese ospedaliere fisse;
  • Limitazioni alla qualità della vita;
  • Perdita del lavoro;
  • Terapie e riabilitazioni.

Tutto ciò implica, in un modo o nell’altro, una diminuzione patrimoniale significativa.

La conseguenza principale di ciò è quella di una tutela risarcitoria che appare necessaria per permettere all’amputato di poter provvedere ai propri bisogni ed a quelli della sua famiglia.

Amputazione di un dito della mano, quant’è la percentuale di invalidità?

Se ad un soggetto viene amputato un dito, egli è ovviamente nel diritto di essere risarcito.

Ma non tutte le dita hanno lo stesso valore in termini percentuali e, inoltre, è necessario definire se la perdita del dito è totale o se riguarda una componente dello stesso e non l’intero.

Nello specifico, per la perdita di:

  • Tutte le dita della mano, la percentuale è del 65%;
  • Pollice e primo metacarpo, 35%;
  • Pollice, 28%;
  • Indice, 15%;
  • Medio, 12%;
  • Anulare, 8%;
  • Mignolo 12%;
  • Falange ungueale del pollice, 15%;
  • Falange ungueale dell’indice, 7%;
  • Falange ungueale del medio, 5%;
  • Falange ungueale dell’anulare, 3%;
  • Falange ungueale del mignolo, 5%;
  • Ultime due falangi dell’indice, 11%;
  • Ultime due falangi del medio, 8%;
  • Ultime due falangi dell’anulare, 6%;
  • Ultime due falangi del mignolo, 8%.

Amputazione di un braccio, quant’è la percentuale di invalidità?

Anche chi viene privato di uno o entrambe le braccia ha diritto al pieno risarcimento dei danni in base alla percentuale di invalidità sancita dalla tabella nazionale.

Nello specifico, il valore percentuale è di:

  • 85% per la disarticolazione scapolo-omerale;
  • 80% per l’amputazione al terzo superiore;
  • 75% per la perdita del braccio al terzo medio o per quella totale dell’avambraccio, così come per la mano;
  • 30% per l’anchilosi totale del gomito in semipronazione ed in pronazione;
  • 45% in supinazione;
  • 25% se l’anchilosi permette movimenti di pronosupinazione;
  • 55% per l’anchilosi totale del gomito in flessione;
  • 40% se riguarda la posizione di totale estensione o quasi in semipronazione e pronazione;
  • 55% se in supinazione;
  • 35% quando l’anchilosi permette i movimenti di pronosupinazione;
  • 18% per l’anchilosi completa dell’articolazione di radio e carpo in estensione;
  • 22% per semipronazione, pronazione e supinazione.

Amputazione di una gamba, quant’è la percentuale di invalidità?

Infine, chi subisce l’amputazione di una o entrambe le gambe ha pieno diritto di essere risarcito per il danno sofferto e le conseguenze che la stessa perdita comporta.

La legge, anche in questo caso, si preoccupa di dare la giusta valutazione a seconda del tipo di parte della gamba viene persa dall’amputato.

Più precisamente, la percentuale è di:

  • 45% per l’anchilosi completa del tratto coxo-femorale con arto in estensione e/o in posizione favorevole;
  • 80% per l’amputazione completa della coscia con disarticolazione coxo-femorale o per un’amputazione alta che renda impossibile l’applicazione di una protesi;
  • 70% per la perdita di una coscia in un qualsiasi altro punto;
  • 65% per la totale amputazione di una gamba o per l’amputazione al terzo superiore, quando non sia possibile applicare una protesi;
  • 55% per l’amputazione di una gamba al terzo superiore con la possibilità di installare un apparecchio articolato;
  • 50% per la perdita di una gamba al terzo inferiore o di un piede;
  • 30% per la perdita dell’avampiede;
  • 16% per l’alluce e metatarso;
  • 7% per il solo alluce;
  • 35% per l’anchilosi completa rettilinea del ginocchio.

In ogni caso, il modo migliore per ottenere un giusto risarcimento è quello di affidarsi a dei professionisti del settore, che possano guidare l’assistito verso le giuste scelte, come ad esempio quella di un consulto medico legale, da affiancare a quella raccomandata dalla compagnia assicurativa.

Per tale motivo, la decisione migliore appare quella di farsi seguire dallo Studio legale Scarpellini, sinonimo di professionalità e totale attenzione verso il raggiungimento degli obbiettivi del proprio assistito, sulla base dei diritti che lo stesso deve far valere non solo nei confronti dell’assicurazione, ma anche in sede giudiziale.

 

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