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Risarcimento danni per il macroleso in un incidente stradale

Nell’ambito della responsabilità civile, il termine “leso” indica un soggetto affetto da una lesione, di natura temporanea o permanente, che riguardi la sfera dell’integrità psico-fisica.

Il “macroleso”, invece, è un soggetto affetto da una gravissima menomazione della stessa integrità, ma di tipo permanente.

Esso, dunque, è una persona non autonoma o, quanto meno, non completamente.

Ciò è dovuto alla sua stessa menomazione, la quale compromette in una misura grave (chi più, chi meno) lo svolgimento delle attività essenziali della quotidianità.

Tra le lesioni maggiormente severe, per esempio, troviamo quelle che interessano il sistema nervoso centrale, ed in particolare: un trauma cranio encefalico o una lesione spinale.

I dati indicano come le cause più frequenti per questi tipi di macrolesioni siano dovuti agli incidenti stradali.

Maggiori saranno i traumi gravi riportati dalla vittima, più alti saranno i risarcimenti.

Alla base di questo principio c’è un interesse, da parte del legislatore e dei giudici, ai danni riportati dal soggetto sotto un triplice punto di vista: quello biologico, quello morale e quello esistenziale.

In questa guida analizzeremo, passo dopo passo, le motivazioni, le procedure, gli obbiettivi, i capisaldi e le pronunce passate relativi al risarcimento dei danni del macroleso a seguito di un sinistro stradale.

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Risarcimento danni al macroleso

Risarcimento danni al macroleso

Il macroleso, abbiamo già accennato precedentemente, è un soggetto che, venendo danneggiato da un illecito, non è più autonomo (o non completamente), e non può, quindi, svolgere attività di tipo quotidiano.

Le macrolesioni si considerano secondo molteplici punti di vista, che variano in base delle funzioni intaccate:

  • Quelle corporee, come nel caso delle funzioni mentali e sensoriali, ma anche l’eloquio, il sistema cardiocircolatorio, respiratorio, digestive, metaboliche, genitourinarie, riproduttive e neuromuscolari;
  • Quelle psicologiche, che riguardano invece la sfera prettamente psicologica del soggetto.

A queste devono aggiungersi più ampie categorie, quali le attività.

Esse si dispiegano nell’esecuzione di azioni da parte della vittima, come la partecipazione a situazioni relative alla vita quotidiana, così come anche le interazioni. Le aree maggiormente prese in considerazione sono quelle sociali, civiche, ambientali e relazionali.

Per richiedere ed ottenere il risarcimento, il soggetto leso deve documentare, tramite il suo legale, le sue limitazioni. In particolare:

  • Atti essenziali, come mangiare, lavarsi, vestirsi;
  • Attività affettiva, specie a sfondo familiare, come i rapporti sessuali o l’educazione impartita ad eventuali figli;
  • Attività di svago, ossia leggere, assistere a spettacoli e mostre, scrive, fare sport;
  • Infine, le attività di tipo scolastico o professionale.

Il danno biologico è, abbiamo già detto in modo sommario, una compromissione dell’integrità a livello psico-fisico.

Per calcolare l’entità dello stesso dato da macropermanenti (e quindi superiore ai 9 punti percentuali), i tribunali italiani utilizzano delle tabelle considerate idonee a garantire la massima equità nel giudizio.

Il danno emergente è la perdita economica subita a causa delle lesioni riportate.

Il danno da lucro cessante è di natura patrimoniale e costituisce il mancato guadagno subito, così come quello futuro.

Oltre ai danni biologici, esistenziali o morali, e quelli inerenti alla capacità lavorativa come il danno emergente ed il lucro cessante, è importante per l’avvocato documentare i danni, cosiddetti, emergenti futuri.

A tal proposito, si annoverano:

  • Le necessità di ospedalizzazione, che si intensificano con il passare degli anni;
  • Le terapie farmacologiche ed i trattamenti riabilitativi;
  • Gli adattamenti della dimora personale, magari con l’abbattimento di barriere architettoniche un tempo presenti;
  • L’assistenza medica ed infermieristica che non viene sovvenzionata dal servizio sanitario nazionale e quella fornita da una terza persona (solitamente coniuge, figli o genitori).

Disabilità e menomazione

L’ottenimento del completo risarcimento del danno, da parte di un macroleso, passa attraverso la documentazione riportata dall’avvocato e dalla categorizzazione tra menomazione e disabilità.

I due principi, infatti, seppur accomunati, non sono perfettamente uguali.

La menomazione viene, innanzitutto, accertata secondo precisi parametri medici, consiste in tutto ciò che non è tipico e regolare all’interno di un organismo, alterandone le funzioni.

La disabilità, invece, oltre ad essere accertata tramite metodologie non mediche, non è altro che l’incapacità, da parte del soggetto, di far fronte a tutte quelle che sono le normali attività di vita quotidiana, siano essere sotto il profilo personale, occupazionale, sociale o comportamentale. Essa consiste nella differenza tra ciò che un individuo potrebbe fare e quello che quest’ultimo, invece, vorrebbe o sarebbe portato a fare in condizioni normali.

Risarcimento danni patrimoniale ai familiari e prossimi congiunti

I familiari di una vittima di un sinistro stradale rimasta gravemente ferita subiscono un dolore morale ed uno sconvolgimento del proprio tenore di vita che consente loro la possibilità di richiedere ed ottenere un risarcimento danni da parte della persona responsabile del suddetto evento lesivo.

Fino a qualche decennio fa, ai parenti stretti era riconosciuto il diritto al risarcimento del danno nel solo caso del decesso da parte della vittima. In particolare, venivano presi in considerazioni gli incidenti stradali e sul lavoro che avessero il connotato della mortalità di chi li subiva.

Solo recentemente la suprema Corte di Cassazione, attraverso diverse sentenze, ha esteso tale diritto anche alle fattispecie in cui il danneggiato, pur rimanendo gravemente leso, non sia morto a causa dell’illecito.

Questa tipologia di danni viene definita “riflessa”, poiché colpiscono indirettamente i parenti della vittima.

Il danno, pur traendo le sue radici da un illecito che ha esplicato i suoi effetti principali nei confronti della persona che lo ha subito, ha colpito e arrecato nocumento anche a terzi, che in legge vengono definite come vittime secondarie.

Proprio per questo motivo, anche loro hanno diritto ad essere interamente risarcite.

In questo senso, una recentissima sentenza da parte della Cassazione, la famosa pronuncia n. 7748 del 2020, ha precisato come, in realtà, il danno sofferto dai familiari della vittima non possa essere considerato come riflesso, ma che sia a tutti gli effetti diretto.

Secondo i giudici, infatti, il pregiudizio subito è una diretta conseguenza delle lesioni sofferte dal parente. Esse producono più di una vittima, tutte egualmente considerabili dalla legge.

Perciò, appare improprio categorizzare, in questo caso, una o più vittime principali e quelle secondarie.

I danni da incidente stradali possono essere, abbiamo detto, temporanei o permanenti.

Nel primo caso il periodo di degenza in ospedale o di convalescenza è superabile e le conseguenze riportate non si espanderanno negli anni a venire.

Nel secondo, il danno subito può avere una duplice natura:

  • Non patrimoniale, che si esplica nelle tre fattispecie del danno biologico, esistenziale e morale;
  • Patrimoniale, con le due ipotesi di danno emergente e lucro cessante.

Più nel dettaglio, il danno biologico va a configurarsi come una perdita di integrità psico-fisica della persona, con una diminuzione considerevole di salute, configurandosi a tutti gli effetti come, ad esempio, una malattia.

Il danno morale, invece, riguarda la sofferenza dell’anima ed il turbamento emotivo patito sia dal macroleso che dai parenti, i quali piangono il supplizio del proprio caro.

Infine, il danno esistenziale riguarda il peggioramento della qualità della propria vita, sia esso nei confronti della vittima o dei suoi familiari.

La sentenza in oggetto aggiunge, inoltre, come il danno possa essere risarcito anche in mancanza di una componente esistenziale.

Ciò perché, in ogni caso, sono comunque presenti le fattispecie morali e, soprattutto, biologiche.

Per poterlo provare è sufficiente apportare delle prove di tipo presuntivo, tra le quali la più importante appare quella del rapporto di stretta parentela che intercorre tra la vittima principale e quelle che vengono considerate come secondarie.

Questo perché la legge presume che i genitori o i fratelli soffrano a seguito delle gravissime lesioni riportate dal parente e che lo rendono invalido.

Per quanto riguarda, invece, la perdita del rapporto parentale, la Corte afferma (in un’altra sentenza, risalente al 2018) come esso sia da considerarsi un danno non patrimoniale iure, tipico del rapporto familiare e ristorabile non soltanto nel caso di morte, ma anche quando il rapporto stesso appare gravemente inficiato a causa delle menomazioni di natura psicofisica patite dal congiunto.

I parenti stretti di un macroleso hanno diritto al risarcimento quando il danno sia stimabile con una lesione biologica e permanente pari o superiore al 60%.

Tuttavia, figure più strette, come il coniuge, trovano una tutela maggiore, in quanto sono risarcibili a partire dal 30%.

Richiesta di danno futuro da parte dell’avvocato

Il legale di un soggetto macroleso può, come accennato nel paragrafo precedente, richiedere il risarcimento per il danno futuro.

A questo proposito si può fare riferimento ad uno studio francese, il “JM Methodes d’evaluation des frais futurs”, riguardante le varie macrolesioni, distinguendo, ad esempio, la tetraplegia alta e bassa.

Uno studio del tutto italiano, invece, parla più semplicemente di tre gradi di compromissione, differenziando tra nessuna, quella parziale e quella totale.

Ad ogni grado viene assegnato un proprio punteggio e proprio da quest’ultimo si quantificherà il numero di ore giornaliere (o mensili) necessarie per richiedere il corretto risarcimento del danno, liquidandolo per assistenza generica.

Conclusioni

Questo è tutto quello che c’è da sapere in relazione a tale argomento.

Da questa guida si evince come lo Stato tuteli non solo la vittima primaria di un incidente stradale (o di un caso di malasanità), ma anche i suoi parenti e congiunti.

Tale visione è figlia di una ideologia che tende a fornire la più ampia partecipazione possibile nei confronti di persone che subiscono già una fortissima dose di sofferenza, dovuta al cambiamento radicale delle loro vite.

Un modo per non lasciare sole le vittime ed i loro familiari, perché se è vero che nulla potrà ridare loro la serenità, la legge prende l’impegno di garantire loro quantomeno giustizia ed assistenza, valutando il giusto risarcimento.

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