Studio Legale Scarpellini

Ritardo diagnostico: tutela legale e risarcimento danni

Il ritardo diagnostico costituisce un tipico esempio di errore e colpa medica. Secondo l’art. 1176 c.c., l’operatore sanitario è tenuto ad assistere i pazienti con diligenza, prudenza e perizia. Tuttavia, in caso di inadempienza, l’individuo può riportare un danno alla salute potenzialmente in grado di precludere il miglioramento delle sue condizioni cliniche e la successiva guarigione.

Un ritardo nella diagnosi può, quindi, condurre a danni risarcibili sotto vari profili essendo la condotta, posta in essere dal sanitario, produttiva di pregiudizi che non minano solo l’integrità fisica del paziente.

Se anche tu hai subito un ritardo diagnostico, rivolgiti all’Avvocato Scarpellini esperta in risarcimenti malasanità a Milano per tutelare i tuoi diritti e chiedere un congruo indennizzo.

Gestione del Risarcimento per Ritardo Diagnostico: Dalla Valutazione al Recupero

La Cassazione, con la sentenza n. 343/2016, riconosce il diritto al risarcimento del danno cagionato da ritardo diagnostico.

Ciò significa che il medico che tarda a formulare la diagnosi di una malattia diviene responsabile del cosiddetto danno da perdita di guarigione perché, a causa dei ritardi colposi, viene preclusa al paziente la possibilità di sottoporsi a adeguate terapie.

In caso di ritardo diagnostico, il soggetto ha dunque diritto a essere risarcito da perdita di chance di guarigione, ma al fine di ottenere l’indennizzo è essenziale presentare la domanda fin dal primo grado di giudizio perché questo tipo di danno, anche se i giudici accertassero la responsabilità del medico, non viene automaticamente conteggiato.

La giurisprudenza è, dunque, consolidata nel sostenere che la richiesta di risarcimento da perdita di chance è ontologicamente diversa rispetto a quella avanzata in caso di mancato raggiungimento del risultato sperato. Per queste ragioni, la relativa domanda deve essere inoltrata autonomamente e specificamente in limine litis in quanto non ricompresa in una domanda generica di risarcimento danni.

Hanno, infine, diritto a essere risarciti per ritardo diagnostico anche i familiari del paziente qualora la malattia dovesse portare al suo exitus.

Se credi di essere vittima di una diagnosi tardiva, raccogli tutta la documentazione clinica che ti riguarda, richiedi eventuali cartelle cliniche alla struttura a cui ti sei rivolto e affidati a un avvocato esperto in risarcimento danni malasanità che possa tutelare i tuoi diritti fin da subito.

Errore Medico e Responsabilità Sanitaria: Analisi della Condotta Professionale

Durante l’esercizio della professione, il sanitario può commettere un errore medico, per condotta attiva e/o omissiva, fonte di responsabilità medica.

Si ricorda inoltre che, come stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 12968/2021, la responsabilità medica può anche derivare dalla mancata o errata diagnosi qualora l’errore, di tipo diagnostico, sia commesso dal medico che omette di prescrivere o eseguire accertamenti o controlli doverosi.

Ciò premesso, la condotta dei sanitari deve essere sempre tesa a tutelare la salute del paziente e, come dichiarato e ribadito dalla Corte di Cassazione, il medico è tenuto, nell’esercizio della professione, ad attenersi alle linee guida approvate dalla comunità scientifica. Dunque, lo stesso dimostra di essere censurabile, laddove tenga, per negligenza e superficialità una condotta omissiva non adempiendo al suo dovere assistenziale.

Impatto sulla Qualità della Vita e Libertà dell’Individuo

La Corte di Cassazione si è pronunciata in merito a ritardi diagnostici di neoplasie, a prognosi infausta, asserendo come la mancata tempestività possa essere all’origine di un peggioramento della qualità di vita del paziente.

Nell’intervallo di tempo intercorso tra la diagnosi errata e la formulazione di quella corretta, il paziente ha infatti certamente dovuto affrontare un protratto stato di sofferenza fisica e gli è stata, di fatto, negata la possibilità di ricevere un qualche minimo beneficio a fronte dell’omessa tempestiva diagnosi.

Con la formulazione di una diagnosi corretta di patologia con esito inevitabilmente infausto, il malato si sarebbe difatti trovato nella condizione di poter scegliere che cosa fare, a fronte di quanto prospettato dalla scienza medica, al fine di fruire della salute residua fino all’ultimo giorno di vita.

Al contrario, in questi casi, il ritardo diagnostico nega anche al paziente “di essere messo in condizione di programmare il suo essere persona e, quindi, in senso lato l’esplicazione delle sue attitudini psico-fisiche, in vista e fino a quell’esito” (Cass. n. 27682/2021).

Ad oggi si può, inoltre, convenire sul fatto che un ritardo diagnostico di patologie, a esito certamente infausto, lede un bene reale, certo, effettivo e apprezzabile con immediatezza e consistente nel diritto di determinarsi in piena libertà nella scelta dei propri percorsi esistenziali. 

Opzioni di Risarcimento nel Contesto della Perdita di Chance

Per affrontare il tema del danno da perdita di chance, è necessario fare riferimento all’orientamento della Suprema Corte di Cassazione civile sez. III, 26/06/2020, n.12928 che ha definito la perdita di chance come “il sacrificio della possibilità di un risultato migliore”, precisando che “la chance non va identificata con la probabilità statistica di sopravvivere, consistendo la specificità di tale profilo di danno nella privazione della possibilità di una sopravvivenza maggiore e/o con minori sofferenze”.

Nell’estrapolare il decalogo riassuntivo della causalità da perdita di chance e anticipazione della morte, la Corte di Cassazione civile sez. III, 11/11/2019, n.28993 ha evidenziato che possono, nel caso concreto, sussistere le seguenti ipotesi.

  • La condotta (commissiva o più di frequente omissiva) posta in essere dal sanitario ha causato l’exitus del paziente, mentre una diagnosi corretta e tempestiva ne avrebbe consentito, alla luce degli accertamenti del CTU, la guarigione. In tal caso, l’evento morte, conseguenza del concorso tra malattia e condotta medica, è da attribuirsi interamente al sanitario chiamato, quindi, a rispondere del danno biologico, cagionato al paziente, e di quello da lesione del rapporto parentale causato ai congiunti.
  • La condotta colpevole non ha determinato la morte del paziente, evento che si sarebbe comunque verificato, bensì una significativa riduzione della durata della sua vita con un peggioramento della qualità della stessa (accertamento CTU). In tal caso, il sanitario risponde del danno costituito dalla perdita anticipata della vita e dalla sua ridotta qualità, senza che tale danno integri una fattispecie di perdita di chance – senza che l’equivoco lessicale “possibilità di una vita più lunga e di qualità migliore” condizioni la qualificazione dell’evento, caratterizzato non dalla “possibilità di un risultato migliore“, bensì dalla certezza (o rilevante probabilità) di aver vissuto meno a lungo provando maggiori sofferenze fisiche e spirituali.
  • La condotta colpevole del sanitario non ha inciso sullo sviluppo della malattia, sulla sua durata e sull’esito finale determinando di converso, in pejus, la sola e diversa qualità e organizzazione della vita del paziente. In tal caso, si configura quindi un danno per la peggiore qualità della vita, altresì, inteso nella mancata predisposizione e organizzazione del residuo tempo concesso conseguente alla lesione del diritto di autodeterminazione purché questo sia allegato e dimostrato.
  • La condotta colpevole del sanitario non ha avuto alcuna incidenza causale sullo sviluppo della malattia, sulla sua durata, sulla qualità della vita e sull’esito finale. Eziologicamente, l’assenza di conseguenze dannose, nonostante la colpevole condotta medica, impedisce qualsiasi risarcimento.
  • La condotta colpevole del sanitario ha cagionato un evento di danno incerto perchè le conclusioni del CTU sono espresse in termini di insanabile incertezza rispetto a un’eventuale maggior durata della vita e minori sofferenze, ritenute soltanto possibili alla luce delle conoscenze scientifiche e delle metodologie di cura del tempo. Tale incertezza sugli eventi, che permette di affrontare legittimamente la perdita di chance, è risarcibile equitativamente, alla luce di tutte le circostanze del caso, come possibilità perduta, qualora venga provato il nesso causale secondo gli ordinari criteri civilistici tra la condotta e l’evento incerto (possibilità perduta), ove risultino comprovate conseguenze pregiudizievoli (ripercussioni sulla sfera non patrimoniale del paziente) in possesso della necessaria dimensione di apprezzabilità, serietà e consistenza.

Risarcimento per Mancata Diagnosi: Quadro Legale e Diritto alla Scelta

L’orientamento giurisprudenziale riconosce come risarcibile anche il danno per mancata diagnosi di un processo morboso terminale. In particolare, qualora siano possibili cure palliative, il danno risarcibile coincide con la perdita delle possibilità di procrastinare il decorso della malattia o almeno di migliorare la qualità della vita.

L’omessa diagnosi da parte del medico comporta, inoltre, la lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente dando così diritto al risarcimento del danno che ne sia conseguito.

Danno Tanatologico e Risarcimento: Valutazioni Quantitative e Qualitative

Con la sentenza della Corte di Cassazione Civile, Sez. III, n. 16993/2015, si  stabilisce che, in tema di danno alla persona da responsabilità medica, la mancata  diagnosi di una patologia terminale comporta un duplice pregiudizio andandosi cioè a configurare un danno a livello quantitativo e qualitativo.

Il paziente, costretto ad affrontare e sopportare tutte le conseguenze del processo morboso, è vittima di due tipologie di perdita di chance. Da una parte, viene difatti privato della possibilità di poter sperare di avere davanti da sé un periodo di vita quantitativamente più lungo, mentre, dall’altra, non gli viene concessa la possibilità di conservare una qualità della vita migliore e dignitosa.

La sofferenza sperimentata dal paziente, vittima di un ritardo nella diagnosi, configura il cosiddetto “danno tanatologico”.Si tratta di un danno che la vittima riporta per la lucida consapevolezza che, a causa della processo morboso della patologia in atto, si avvicina la propria morte. Criterio base, per la stima del danno subito, è l’intensità della sofferenza provata.

Sempre in riferimento al danno tanatologico, è bene precisare quanto stabilito dalla Corte di Cassazione Civile, Sez. III, sent. n° 28989/2019 in merito alla sua risarcibilità.

Qualora tra le lesioni personali e il decesso della vittima sia intercorso un lasso temporale considerevole, si configura infatti un danno biologico terminale al quale si aggiunge il danno morale scaturito dalla percezione dell’imminente fine.

Cassazione Civile e Ritardo Diagnostico: Sentenze e Implicazioni Legali

La Cassazione Civile, con la sentenza n° 343/2016, riconosce il diritto al risarcimento dei danni derivanti da ritardo diagnostico e tale pronuncia diventa anche l’occasione per fare alcune precisazioni in tema di responsabilità per ritardata diagnosi.

Viene, dunque, ribadito il principio secondo il quale il medico deve necessariamente attenersi, nell’esercizio della professione sanitaria, alle linee guida rilasciate dalla comunità scientifica. Inoltre, viene ritenuto censurabile la superficialità di colui che omette negligentemente di adempiere alle indicazioni in merito alla buona assistenza medica.

La sentenza di cui sopra è, dunque, coerente con l’orientamento giurisprudenziale che riconosce come risarcibile anche il danno derivante dall’omessa diagnosi di un processo morboso terminale. In particolare, e come già anticipato, qualora siano possibili interventi palliativi, il danno meritevole di risarcimento coincide con la perdita della possibilità di ritardare il decorso morboso o migliorare la qualità di vita.

Inoltre, in materia di risarcimento danni per la perdita delle chances di guarigione, la pronuncia è conforme all’orientamento della giurisprudenza di legittimità anche sotto un diverso profilo.

Infatti, la giurisprudenza è consolidata nel sostenere che la richiesta  di risarcimento dei danni da perdita di chance è ontologicamente diversa rispetto al risarcimento da mancato raggiungimento del risultato sperato. Dunque, la domanda risarcitoria per perdita di chances deve essere inoltrata autonomamente e specificamente in limine litis non essendo la stessa neppure implicitamente ricompresa in una generica richiesta di risarcimento. 

È bene sottolineare che la Corte di Cassazione è stata spesso chiamata a sanare controversie derivanti dall’omessa tempestiva diagnosi di malattia con peggioramento delle condizioni di salute o addirittura exitus del paziente, dove la maggior parte dei ricorsi riguarda casi di neoplasie per i quali la tardiva o la mancata diagnosi può portare a conseguenze di massima gravità.

Fino al 2018, l’orientamento prevalente della Suprema Corte è stato di ricondurre tali casi al danno da perdita di chance di sopravvivenza, ma qualcosa è cambiato.

L’ordinanza Cass. civ. sez. III n. 7260/18 ha, infatti, chiarito che il danno patito dal paziente a causa del ritardo diagnostico non è da considerarsi sinonimo della perdita di possibilità di un risultato migliore, ma è piuttosto riconducibile alla negazione del diritto di autodeterminarsi nella scelta dei propri percorsi di vita decidendo, per esempio, in piena libertà di sottoporsi, o meno, a trattamenti terapeutici o interventi chirurgici.

La domanda di risarcimento del danno per ritardo diagnostico è da ritenersi ricompresa in quella generica per la liquidazione del danno da omessa diagnosi e, per tale ragione, non è necessario avanzare alcuna richiesta dedicata, azione da intraprendersi, invece, qualora sussista l’ipotesi di un danno da perdita di chance.

Come già anticipato precedentemente, La Corte di Cassazione Civile, Sez. III, Sent. n. 16993/2015 ribadisce infine come, in caso di ritardo diagnostico di un processo morboso a esito ineluttabilmente infausto, la persona sia vittima di un pregiudizio quantitativo e qualitativo.

In particolare, la determinazione della sofferenza del paziente, durante l’agonia che precede il decesso, configura un danno tanatologico cagionato dalla sofferenza derivante dalla lucida consapevolezza dell’avvicinarsi della propria morte.

Assistenza Medica e Tutela Legale: Diritti del Paziente e Responsabilità Medica

Se sei vittima di un ritardo diagnostico che ha compromesso il tuo stato di salute, rivolgiti all’Avvocato Scarpellini esperta in risarcimento danni malasanità a Milano.

In caso di responsabilità contrattuale o extracontrattuale del professionista sanitario, l’Avvocato Scarpellini può tutelare i tuoi diritti perché la salute è il bene più importante e una mancata diagnosi, riconducibile a una condotta omissiva da parte del sanitario, è sinonimo di diritto al risarcimento dei danni patiti.

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